PAROLACCE

Sono le prime cose che si vogliono imparare quando si studia una lingua straniera.

Quindi non vi dico la delusione nell’apprendere quanto in giapponese siano in realtà poco utilizzate, a volte poco fantasiose e soprattutto relegate quasi sempre a contesti malavitosi.

Difficilmente un giapponese si esprimerà allontanandosi da : baka, bakayarou, aho, yatsu, kuso, temae, kisama ecc. Già alcune di queste vengono ritenute eccessive e inopportune dalla maggior parte di loro.
Vi racconto un aneddoto che vi darà uno spunto di riflessione.
Era il mio primo anno di studio in Giappone, l’anno in cui non si deve avere nessun freno e cercare di parlare e conversare il più possibile senza paura né freni. Le lezioni di giapponese erano l’esperienza più divertente mai provata in un contesto scolastico. E come chi di voi l’ha vissuta saprà, durante i giochi di ruolo l’imbarazzo gioca la parte fondamentale, ma bisogna lasciarsi andare e obbligare la lingua a produrre suoni, e quindi mentre sei lì che apri tutti i cassetti della memoria per tirar fuori qualcosa a volte viene fuori quello che non vuoi. Un mio compagno di classe al momento di farmi una domanda usò il “tu” sbagliato:
Temae , dal mio punto di vista non è sembrata una cosa tanto grave, ma guardando Fujimoto sensei che stava per scoppiare a ridere capii che sì forse non è una parolaccia di quelle impronunciabili, ma resta estremamente scortese. E chi meglio dei giapponesi ci insegna che l’essere troppo diretti è scortese?
Anime e manga ci regalano le infinite declinazioni di **scemo/stupido**, ma diciamoci la verità, a noi suonano piuttosto delicate e a volte insoddisfacenti e più che esprimere uno stato d’animo personale, si tratta quasi sempre di offese o epiteti per definire l’altro. Quali sono le prime parolacce che avete imparato? In quale contesto? Raccontatecele ragazzi/e!

Giovanna