Il racconto del volontariato a Mabicho 2

IL RISCIACQUO AL CAFFE’

 

 

Alle 7.45 tutti pronti nei furgoncini con i nostri sacchi gonfi di elmetto, stivali di gomma, mascherina, occhialetti da fabbro, pantaloni e giacca impermeabili, guanti da lavoro, guanti pesanti da lavoro in acqua e naturalmente la pettorina blu con la firma dell’ONG.

Mah, mi chiedo ancora se sarò adatto!

Facciamo sosta in un centro-base del governo dove l’ONG registra tutti i partecipanti e dove dobbiamo scegliere i dougu, gli attrezzi che ci serviranno per il lavoro. Io non ho idea e mi limito a guardare e caricare le scelte sul furgone. E poco distante si comincia, passando proprio sotto la ferrovia sopraelevata. Mamma miaaaa!!!

                      

 

La casa è del Sig. Fujiwara, un cognome come tanti, lo sfascio al piano terra totale, lui e sua moglie si erano rifugiati al primo piano che comunque i danni li ha subiti ma, essendo un po’ più in alto rispetto alla zona della ferrovia, i tre/quattro metri sono stati sufficienti a non affogarli.

Yokattane!! (meno male!)

Allora: scala, spazzola da muratore, cazzuola, spugnetta di ferro, spatola, pinze, martello e spazzolino, bisogna estrarre tutti i chiodi, le viti e le graffette di ferro dai pannelli e dalle travi di legno e grattare via il fango che, intrufolatosi in ogni fessura, se la spassa ovunque indisturbato.

Ganbarimasu!!! (forza!)

I kyukei (pausa) mi sembrano troppi, qualcuno estremamente parco nell’operare ma l’atmosfera è rilassata e gioviale, si ricomincia sempre al grido di “Saa, yaruzou!” (letteralmente: allora, facciamo) mentre la polvere mi sta mangiando pure i capelli che non ho.

La cosa più strana è che il padrone di casa solo assiste, senza muovere un dito, ben vestito, con l’aria circospetta. Boh, ai posteri l’ardua sentenza!!

Il kyukei per il pranzo è un po’ più lungo, il supermercato vicino una manna per comprare qualcosa anche per la sera e nella pausa ci infiliamo anche la visita ad una casa vicino che ha subito danni per i quali è richiesto il lavoro di volontari specializzati.

La Sig.ra Ayako ha 73 anni, è una vecchietta dolce che si è salvata salendo sul tetto della sua casa di tre piani. E’ andata via in barca raccolta tempestivamente dai soccorsi prima che l’acqua ricoprisse interamente la sua casa. Ci racconta della paura, dello sconforto, la mancanza di voglia di ricominciare alla sua età.

Per lei l’approccio iniziale con l’NPO (organizzazione non-profits) è stato di forte scetticismo, poi pian piano si è tramutato in fiducia e affetto, grazie alla costanza e alla tenacia dei volontari che giorno dopo giorno le sono stati vicino con il lavoro e con il cuore.

Ci offre un caffè mentre piove, riscaldati dalle sue parole e dal fuoco acceso in un secchio di lamiera sotto una tettoia che funge da magazzino-garage. Non è timida come credevo e ci racconta una piccola storia osservando profondamente il caffè che ci sta porgendo.

La seconda guerra mondiale è finita nel modo tragico che sappiamo per il Giappone. Alcuni suoi parenti sono riusciti a sbarcare in America dopo un lungo viaggio in mare attraverso l’Oceano Pacifico. Quei parenti spediscono alla famiglia della signora del caffè che iniziano a vendere in Giappone e che pian piano diventa la loro fonte di sostentamento. Ci mostra teneramente i barattoli di alluminio che ancora conserva, preziosi più dell’oro.

Vorrei abbracciarla e baciarla ma per evitare il probabile imbarazzo mi limito come gli altri all’inchino e a ringraziarla con la forte speranza di vederla ancora.

Alle 16.00 finiamo per oggi, si ripassa nella sede centrale per restituire gli attrezzi. Confermatone il numero dopo la conta riconfermata dalle foto mattutine, si passa alla procedura di sterilizzazione.

Un uomo con un tubo sciacqua gli stivali, sopra, sotto, davanti e dietro (dentro ancora no, almeno per ora). Poi si passeggia con gli stessi nella candeggina. Quindi si lavano le mani con un sapone ammazza batteri e si asciugano con un telo preleva microbi. Infine si sciacqua la bocca con qualcosa tipo ammoniaca stando attenti durante i gargarismi obbligatori a non ingoiarne neanche una goccia. Non si esce da lì se non si finisce il trattamento.

Disinfettato, decontaminato, disinfestato e stordito dalle emulsioni acide dei gas chimici sgrassanti, si passa all’ultimo atto, il più piacevole: asciugamano umido bollente per strofinare i vestiti infangati e una bella bibita ghiacciata energizzante!! Più dura la procedura finale con quegli sbalzi termici e chimici che la giornata di lavoro!!

Detto, fatto, si ripassa per il santuario shintoista nostro alloggio a prendere i vestiti puliti da mettersi dopo la doccia che nel santuario non c’è. La soluzione è un sentou (bagno pubblico) in un hotel a cui gentilmente ci fanno accedere a un prezzo scontato.

Poi la cena e la riunione infinita, il progetto si sta chiudendo e domani molti partiranno dopo mesi di lavoro. Non si può riassumere tutto in un minuto, ma mi sanguinano le orecchie!

La notte sogno il caffè della signora che mi lava e mi sciacqua le famose orecchie sanguinanti invase dagli immancabili ululati rantolosi dei coristi notturni.